Nonostante i tablet e l’air continuo a scrivere sul foglio bianco. Nonostante la cintiq persevero e tempero matite in viaggio accumulando mucchietti che mi piace fotografare col macro. Per vedere le ondulature e immaginare abitanti fatti di mina. Poi arrivo a casa e non capisco nulla di quello che ho scritto perché il movimento dell’asfalto ha reso incomprensibile la mia calligrafia e ricomincio. Riscrivo. Ma sembra un altro viaggio. Il mio inconscio non vuole tornare a casa ma ripartire; al contrario di me che ho già messo catene e lucchetti nella casa prigione. E le fobie stanno per citofonare. Preparo il the al gelsomino, allora. Le accolgo con stile perlomeno.
Quando nel minibar c’è l’acqua tau vi è un’irrefrenabile quanto inspiegabile entusiasmo (Taken with instagram)
Entro scavalcando le piantine, ok? (Taken with instagram)
Poi ti giri e vedi dal finestrino l’isola Bella (Taken with instagram)
E poi fissi i balconi con i gerani vispi e vivi anche la settimana di ferragosto chiedendoti quante wonder women ci siano al mondo (Taken with instagram)
Bimba anziana e pupazzetti a bordo (Taken with instagram)
Si aggirava mugugnando “non ho sonno ” (Taken with instagram)
E poi indossi fuseaux a righe come se avessi quindici anni e non ti senti neanche cretina quanto dovresti (Taken with instagram)
In una tela di un ignoto del XVII secolo di centimetri 120x99 dentro palazzo Bellomo, come in quella del martirio di Santa Lucia di Mario Minniti 197x144 ci sei tu. In Deposizione olio su tela 275x175 con Lui riverso agonizzante ci sei tu. Nel busto reliquario di S. Regolo in legno scolpito e dipinto c’è un buco nel cuore. Lo indico con il dito a quello che tu chiamavi “il simpatico Torinesegiappo” ; lui dice chissà perché” e io mi avvicino sempre più. Cerco invano di vedere la fine del tunnel nel cuore. E ci sei tu. Esco e c’è La tua Elisa che canta ” quante cose che non sai di me. Quante cose che non puoi sapere”. E ci sei tu. Ci sei tu nei ricordi di un’atroce sofferenza mentre canticchio per te e di te. E per colpa tua conosco pure orrende canzoni. Sei la mia amica morta. E insieme a te é morta l’amicizia. Ma alla fine comunque. Ci sei tu.
Ero già finita in un albergo dal vago sentore soft porno con vasca circolare adiacente al letto, anch’esso tondeggiante. Imbarazzante che sulla brochure avessero usato il termine “discreto” in riferimento all’ambiente. Lì peró, a ben pensarci, la tenda c’era.
Qui no.
Difatti l’aggettivo usato è “sorprendente”.
Ora peró dovranno sorprendermi e installare una tenda perché non ho intenzione di emulare pellicole anni ottanta a basso costo.
Su popular di instagram finiscono sempre i tramonti *segnare sul taccuino della piccola ricercatrice di strambi meccanismi algoritmici fotografici